Meditazioni in occasione della preghiera serale del santo rosario durante il tempo della pandemia – Arcivescovo Matteo Zuppi

Il cristiano non è un solitario, intelligente o adulto, utilitarista o spettatore che sia. Il cristiano è sempre un figlio, generato come nuova creatura dal Signore che lo fa passare dalla mortealla vita, che lo prende con sé, che lo affida a sua madre, a cui è affidata sua madre e con lei i tanti fratelli. Sappiamo come è facile accontentarsi di essere cristiani individuali, certo con un po’ di relazioni, ma essere figli e fratelli è altra cosa. Non serve amare le proprie idee senza considerare la concretezza della comunione, a volte sconfortante, delle nostre umanità. Non serve sforzarsi da soli senza legarsi alla concretezza con una realtà di fratelli e sorelle da amare, servire, e farsi amare e servire. La chiesa non è mai una realtà virtuale! Lo diventa quando siamo individualisti, quando è lo scenario per il nostro protagonismo, quando non ci leghiamo per davvero e diventa un condominio, più o meno educato e socievole, dove viviamo qualcosa in 7 comune, ma non una famiglia di fratelli e sorelle – diversissimi tra loro, ma fratelli. Il vero rischio non è abituarsi a stare lontano, ma avere il cuore altrove! Io non mi abituerò mai a stare senza mio fratello, mia madre, mio padre, il mio amico. La distanza può aumentare il desiderio dell’incontro fisico perché l’incontro con Gesù è un fatto, un evento, una storia. Se siamo individui, cercherò un supermercato dove prendere dei servizi, cambiando magari la qualità e il tipo di fornitura. Ecco perché continueremo il rosario nelle tante comunità e nelle zone. È la stessa comunione che si trova qui, nella cattedrale.

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