Sermone pontificale del Card. G. Paleotti

Sermone Pontificale nel giorno di S. Petronio, nella insigne Chiesa dello stesso santo Vescovo e Patrono della Città di Bologna

“Io sono il buon Pastore e conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me” (S. Giov., cap. X)
Questo giorno lietissimo e tanto celebre per il nostro popolo Bolognese, che è sacro e solenne al beato Petronio padre, pastore, e patrono nostro, giustamente esige da noi, Dilettissimi, quegli impegni di santa venerazione e gli uffici della vera religione, che speriamo più graditi alla sua bontà e che più validamente confermeranno la sua grazia e il patrocinio verso di noi. Un opportuno argomento ci offre quello che si legge nell’odierno Vangelo dell’ufficio del buon pastore.

 

Benché infatti Cristo Signore nostro abbia pronunciato quelle parole riguardo a se stesso, dal momento tuttavia che egli si è proposto a tutti come esempio da imitare, e ogni cosa da lui trasmessa sia stata scritta per la nostra istruzione; non c’è dubbio che questi uffici del buon pastore, che con ordine mirabile sono qui descritti, egli abbia voluto fossero prescritti anche agli altri pastori, affinché da essi tutti i pastori imparassero la vera ragione e la disciplina del pascere. Ed è conseguente che avendola mirabilmente e felicemente espressa nell’amministrare un tempo questa Città il santo nostro Vescovo Petronio, noi attentissimi figli a camminare sulle sue orme paterne ci impegniamo a conformare i nostri costumi ai suoi esempi, e in qualche modo, per quanto è consentito alla nostra infermità, a riprodurre in parte la stessa immagine del pastore.
Per potere conseguire questo (scopo) in modo più chiaro e più facile, ci sforzeremo di commentare distintamente le parole stesse del Vangelo, che sono pertinenti a ciò, dal momento che, per la mirabile brevità delle parole, e per la fecondità dei sensi, comprendono quelle quattro cause che i dotti sono soliti, nel trattare con cura qualche argomento, osservare con metodo accurato.
Infatti in primo luogo qui si descrive la persona il cui ufficio è quello di pascere, dicendo: “Io sono il pastore buono”; il che si riferisce proprio alla causa che chiamano efficiente. Indica sia la ragione del pascere, che in questo compito deve compiere, dal momento che dice: “Conosco”; il che riguarda la causa formale. In terzo luogo, designa la stessa materia, nella quale si esercita l’ufficio di pastore, dicendo: “Le mie pecore”; ciò che suole essere chiamata causa materiale. Infine dichiara per quale scopo sia stato istituito questo ufficio del pascere, quando soggiunge: “E le mie (pecore) conoscono me”; questa si chiama causa finale, perché conosciamo che il fine del pastore cristiano deve tendere a che aderiamo a Dio e serviamo a lui, e godiamo della sua gloria celeste. Ciò che S. Giovanni dice: “Questa è la vita eterna, che conoscano te Dio, ecc.”.

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